FAVOLA SIGNIFICA A NICOSIA. BOOK PERFORMANCE. CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE. 25 novembre

Contro la violenza sulle donne. Favola significa a Nicosia. Book Performance con il romanzo di Maria Rosaria Cammarata, le foto di Damiano Macaluso, video, pièce teatrale, letture, musica e canti, domenica 25 novembre.

Edizioni Arianna, il Comune, la ProLoco e la Fidapa di Nicosia, per la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, invitano a un evento che vede coinvolte numerose personalità nel campo dell’editoria, delle lettere, del teatro, della fotografia, della musica, e delle professioni.
La manifestazione si terrà a Nicosia, domenica 25 novembre 2018 a partire dalle ore 16.30, Aula Consiliare, Piazza Garibaldi.

Interverranno:
Maria Grazia Castrogiovanni, Virginia Fascetta, Martina Imbarrato, Angela Rizzo, Maria Rosaria Cammarata (autrice del romanzo Favola significa),  Damiano Macaluso (autore della mostra fotografica Donne Prigioniere), Annalisa Bonomo, Arianna Attinasi, Davide Nisi & Virginia Fascetta, Ilenia Faro, Enza Ferrara.

A seguire: Proiezione del film “Tina – wat’s love got to wit it” e dibattito.

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FAVOLA SIGNIFICA, IL MICROCOSMO DI GANGI

Lev Tolstoj
amava dire, a chiunque avesse aneliti di scritture, questa frase essenziale: “se parli di Parigi sarai un provinciale, se parlerai del tuo villaggio diventerai universale”.

Questo pensiero è la prima cosa che mi è venuto, collegando l’ambientazione della storia di Maria Rosaria Cammarata, leggendo il suo ultimo libro. Un microcosmo sparuto e recondito che, attraverso il suo linguaggio, le sue abitudini, i suoi comportamenti esistenziali, le sue virtù e le sue follie, diventa scenario dove parte dell’umanità può riconoscersi senza latitudini. C’è la violenza, c’è la sopraffazione, c’è la pazienza dell’aspettare, c’è la resilienza che oggi va tanto di moda, c’è la magia e il sogno, la sopportazione e la speranza, il silenzio e la molteplicità, l’inganno e l’ironia. Un melange articolato come una favola – non a caso è citato il re delle favole Giufà, saggio folle dall’ingenua arguzia risolutiva.Tutto questo fa parte del racconto, narrato nei vari episodi come acqua limpida, pronta a bersi e, onestamente parlando, senza indugiare nell’aforisma o nell’autocelebrazione di una cultura appresa.
La semplicità è una conquista e l’autrice, consapevolmente, ne fa una storia semplice sapendo bene che l’arte sta proprio nel togliere, non nell’aggiungere altro che non serve. L’asciuttezza fa parte di questa storia, come se vi fosse una scelta lucida senza concedere niente all’orpello, all’abbellimento, alla fascinazione che a volte è solo pleonastica utile a riempire un vuoto e che, nei siciliani, narratori e non, ha tante volte prestato la spalla alla complicazione e al barocco linguistico.
Ecco perché la storia di questo libro diventa patrimonio comune, proprio come una narrazione di Singer o di Marquez, di Kent Haruf o Roman Gary, di Pirandello o Saramago. Il particolare diventa universale.
Il microcosmo di Gangi può diventare villaggio askenazi, boliviano, nordamericano, francese, portoghese. Tutto si collega, tutto accade, tutto si completa, tutto si manifesta come se un’idea nella sua semplice manifestazione diventasse patrimonio unico, come se la confusione delle lingue diventasse parola e pensiero di tutti. Non solo.
[Carmelo Zaffora, dalla Prefazione al romanzo]

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