Descrizione
Anno pubblicazione: 2025
Un viaggio poetico di umani sentimenti, di cultura, di fede cristiana, di memoria e di contemplazione dell’anima e dello Spirito tra Oriente e Settentrione di Sicilia
Da dove e come nasce Carmina?
… Proprio lì, nella Terra sicula d’Oriente, la mia immaginazione poetica elaborava nuovi canti per gli antichi Sicelioti miei Padri, che lì vissero per secoli, godendo di quel mare greco, il mitico Jonio, stupendamente perlaceo – madreperla … e dei violacei colli, i brulli misteriosi Iblei, adesso le loro anime sono in quelle pietre antiche dirute che, però, già sin d’allora, dalla mia più tenera età al vigor giovanile, nel contemplarle non finivano di parlare al mio giovane appassionato cuore.
Ecco, allora, Carmina, la mia poesia di ieri e di oggi è gravida di tutta questa mia Storia, dei luoghi natii amati, del calore della mia gente e dei colori e dei profumi del paesaggio di luce della Sicilia d’Oriente che mi ha generato, del mio antico amore per la Classicità greca e latina, per la Filosofia, compagna fedele di vita, che mi ha formato in scienza e sapienza, e per la mistica predilezione alla Teologia Spirituale, che mi ha completato, quale “uomo dello Spirito “, in modo sublime nel cuore, nell’anima e nella mente, e poi, di tutte quelle Terre, oggi anche in modo prevalente le Madonie, le vetuste pietre di Maron, che mi hanno fatto da culla materna, benevole ai miei sogni, ai miei più profondi pensieri, al mio essere uomo dei valori eterni e alle mie aspirazioni più intime e più sante.
Vincenzo Piccione d’Avola [quarta di copertina]
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La poesia, pensiero emotivo, è opera dell’uomo, del suo umano sentire, e viene fuori quando la sua anima, nell’esercizio della somiglianza con il Creatore, in groppa all’etere del sovrumano, che mai diventerà umanoide, adagia il dire ai ritmi del respiro ondeggiante nel flusso dell’energia che spinge nello spazio-tempo il fluire dei giorni e delle notti.
Vincenzo Piccione, essendo profondo conoscitore delle sacre scritture, è un poeta consapevole del fatto che gli esseri umani, maschi e femmine, a sua immagine Dio li creò. Consapevolezza questa che lo accompagna nella creazione dei suoi versi, che hanno come oggetto i sentimenti propri della cristianità, in primo luogo l’amore e la fede, “cantati” non senza ragione, ma con la ragione, nel senso che quest’ultima ne costituisce il fondamento. In altre parole, se per ragione intendiamo quello strumento dell’anima che ci induce alla conoscenza e alla espressione della realtà, la poesia ha in comune con essa la medesima missione.
L’amore e la fede giungono nei suoi versi come trasportarti dal messaggio di quel detto evangelico, del tutto razionale, “ama il prossimo tuo come te stesso”, preceduto da quell’altro “ama il Signore Dio Tuo”!
E tale razionalità emerge in tutta l’espressione analogica, ritmica, sonora dei sentimenti che “parlano” tra di loro e con il lettore stesso.
Il risultato è un atto poetico che pronuncia suoni, cioè parole, dettate dalla conoscenza intuitiva, quella particolare forma di conoscenza che accomuna due attività solo apparentemente lontane, quanto decisamente vicine, e addirittura interscambiabili, quali sono poesia e “scoperta” scientifica,prodotte entrambe dall’intuito puro, ed entrambe “pensiero divergente”, o, meglio dire, “ragione divergente”.
Pensieri e ragioni che si esprimono nella libertà più assoluta dalle costrizioni degli algoritmi dei sistemi chiusi, i quali con i poeti proprio non attaccano, se ne faccia una “ragione” anche l’ultimo ritrovato del sistema tecnologico ormai dominante che va sotto il nome di Intelligenza Artificiale!
Il parlare poetico va insomma “oltre”, propone sorprese, profezie, auspici, preghiere, fede in quello che non ci si aspetta! La poesia è in definitiva una ragione imprigionabile, originale.
È un pensiero “in principio”, “in origine”, come dire che vola, guarda, scopre, narra, servendosi di immagini, associazioni e paragoni sorpendenti, scavando, non solo nella memoria, ma anche nel futuro. Creatività, … Fantasia.
La poesia è canto.
E questo spiega perché il nostro autore chiami “Carmina”, i suoi versi, con una parola latina, parola che dà valore alla lingua che ancora oggi è la lingua ufficiale della sua “ecclesia”.
Per rispetto del lettore, al titolo l’autore ha voluto aggiungere il sottotitolo “Canti e preghiere poetiche”, ulteriormente arricchito dalla didascalia “viaggio poetico di umani sentimenti, di cultura, di fede cristiana e di contemplazione dell’anima e dello Spirito tra Oriente e Settentrione di Sicilia”.
Tutto ciò, che per un verso potrebbe addirittura sembrare prolisso e ridondante, è magicamente “barocco”, nell’accezione positiva del termine che sta a indicare quello stile mirante a meravigliare e commuovere con la bellezza e l’esaltazione, sia dei volumi, che della qualità delle composizioni artistiche, nel nostro caso letterarie.
La lettura dell’indice incuriosisce il lettore: le poesie appaiono catalogate, con piacevole ammiccamento, in undici capitoli denominati in doppia lingua: Canti Ibleo-jonici,Familiari, Amicali, dello Spirito, Mariani, della Natura, Canti della Memoria, Canti dell’Anima, Vernacolari, delle Madonie, di preghiera!
Ed è come se ci trovassimo di fronte ad una meravigliosa biblioteca, di cui lo stesso poeta si fa guida per il lettore, di un percorso letterario, le cui tappe però costui può liberamente scegliere.
Difficile comunque che la lettura, a partire da qualsivoglia “stanza” si voglia cominciare, non incuriosisca a visitarla tutta la raccolta: canti della Terra natale (Sicilia orientale), familiari, amicali, dello Spirito, mariani, naturali, memoriali, dell’anima, vernacolari, della terra ospitale (Montagna della Sicilia settentrionale).
E se per caso qualcuno si lasciasse tentare di iniziare il viaggio da “Finestra sul mondo”, poesia dei Carmina Precis, avrà modo di misurare la limpidezza della sofferenza dello sguardo che vorrebbe sentire la pace che invece non c’è!
Nella stanza della mia anima / una finestra / si apre nel mondo: / Sento le voci, / i clamori e i lamenti, / sento le guerre / e le madri piangenti. / Dolci richiami struggenti / di anime in pena, / tristi rintocchi / di campane lontane, / striduli vagiti / di bimbi non nati, / grida di uomini / in cerca di Te, / sento nel cuore / che pace non c’è!
E qualora il lettore volesse iniziare dai Carmina Memoriae, gli verrà difficile non condividere l’emozione della ragione giudicante di quell’ “eco atroce” che,
“… sussurra cupo colpevol silenzio di Novecento il Tempo, / sente il mio cuor il rantolo in lenta eterna agonia / di tante anime oppresse, martoriate e uccise / da sanguinari fasci in quel disumano germanico orror! (cfr Il prezzo della Libertà)
E come non condividere sgomento e rabbia del Poeta che a Dio da del tu, chiedendogli ragione dell’Assenza:
Son questi i violenti fasci d’eterno orror! / < Tu, o Dio, dov’eri? – in lacrime ti chiedo – / Le tue sante Porte di giustizia / Perché serrate furon / dinnanzi a tanto scempio? Perché mio Dio? >
/ Follie di perverse menti pur d’Europa figli / Soggiogaron d’ un colpo Civiltà di cristianità intrise. / Povera Italietta nostra, (…)
Di queste vette liriche, circondate da pagine con tono narrativo volutamente basso, quasi a volerne esaltare la ribalta, in un gioco di chiaroscuri molto efficaci, le tre sopracitate sono soltanto degli assaggi!
Buona lettura!
[Pietro Attinasi, prefazione pagg. 23-26]




