Descrizione
Autore: Guido Lorenzetti
Anno pubblicazione: 2026
Sventurata la terra che ha bisogno di eroi” dice il Galileo di Bertold Brecht dopo aver abiurato la sua dottrina “che il sole è il centro del mondo e non si muove, e che la terra non è il centro del mondo e si muove”. La storia del nostro Paese ci racconta invece che gli eroi sono stati indispensabili: con la loro azione, il loro esempio, la loro memoria, hanno fortemente contribuito alla crescita morale e politica dell’Italia. Ripetiamo la citazione del precedente libro perché anche questi “nuovi” deportati siciliani svolgono la stessa funzione. Anche le loro vite, le loro sofferenze, la morte in prigionia di molti di loro rappresentano un viaggio nella storia d’Italia, nella Grande Storia, strettamente intrecciata con quelle individuali. E nuovamente mi rivolgo ai giovani, soprattutto ma non solo siciliani: non perdano l’occasione di conoscere; leggano e ricordino.
“A Gusen, come a Mauthausen, gli italiani erano bersagliati da tutti. Ma che colpa ha un popolo se è stato trascinato, contro la sua volontà?”. Domenico Aronica sintetizza così il dramma dei deportati italiani, invisi alle SS, ai kapos e a tutti gli altri detenuti per colpa delle guerre del fascismo.
Il giovanissimo professore Giovanni Barbera, detenuto nel lager di Fossoli, va incontro alla morte con tranquillo stoicismo. L’amico Enea Fergnani, che è con lui al momento del tragico appello dei morituri del Cibeno, ricorda: “Giovanni, coraggio”. Egli risponde con un monosillabo che è la più concisa espressione del suo consenso e della sua promessa: “Sì”.
La dignità dell’alcamese Giuseppe De Blasi, picchiato a sangue in lager: “Volevano piegarmi, ma questi bastardi tedeschi non ci sono riusciti”. La dignità che non hanno mostrato i vertici dello Stato italiano, in fuga ignominiosa dopo l’8 settembre 1943, lasciando i soldati in balìa del nemico nazista.
Questa dignità è mancata anche ai fascisti della Repubblica sociale, umili servi dei nazi- sti e prepotenti con i civili. Il giovane carabiniere di Giarre Antonino Garufi se ne accorge subito: “Sono spavaldi, ma servitori dei tedeschi”.
Rosario Militello appena arrivato a Mauthausen: “Quello che abbiamo visto al nostro arrivo è qualcosa che non si può dimenticare, quando ci ripenso o ne parlo, mi commuovo sempre”.
Giovanni Greco racconta “Gli orrori del campo di Dora-Nordhausen”: “Le persone morivano giornalmente di fame, a bastonate o impiccate… Nel campo Dora quelle poche centinaia di sopravvissuti erano al di sotto dei 35 anni, poiché i più anziani erano già morti da tempo!”. Ma il responsabile di tutto, lo Sturmbannführer – SS Wernher von Braun, è stato liberato e “assunto” dagli americani perché continuasse a progettare strumenti di morte.
Il ricordo di Alberto Todros dopo il suo arrivo a Mauthausen: “Siamo diventati delle bestie, non siamo più uomini”. Ma le vere bestie erano i loro aguzzini.
Scrive Pietro Nenni nel suo diario “Tempi di guerra fredda”: “Fra gli arrestati c’erano Recalcati, Lorenzetti e Valcarenghi, cioè i migliori”.




