Siciliani testimoni di libertà Ai Cantieri Culturali di Palermo

Aned Sicilia presenta il libro di Guido Lorenzetti

Lunedì 2 febbraio 2026 h 17:00

l’ Associazione Nazionale exDeportati nei Campi nazisti,
ANED-Sicilia presenta a Palermo, Via Paolo Gili 4,
Cantieri Culturali alla Zisa,
presso Cre.Zi.Plus – pad. 10-11

il libro di Guido Lorenzetti, Altri Siciliani Testimoni di libertà.
Altre storie di deportati nei lager nazisti.

Interverranno:
Daniela Di Francesca, presidente dell’Associazione regionale;
Leo V. Gilardi, Segretario nazionale;
Prof. Manuela Patti, docente Università di Palermo;
Congiunti dei Deportati;
Pietro Attinasi, casa editrice Edizioni Arianna.


Introduzione di Guido Lorenzetti

Se il primo libro sui Deportati siciliani era nato nelle scuole, con le domande dei ragazzi incuriositi da queste storie tremende di cui avevano vago o inesistente sentore, questo secondo deriva dalla mia consapevolezza che la deportazione siciliana è un territorio ancora largamente inesplorato.

E inoltre, nelle numerose presentazioni del libro  n.1 in Sicilia, sono stati gli stessi  ascoltatori a raccontarmi tante vicende di deportazione di loro congiunti o di loro compaesani, e a spingermi a ricostruirle, per quanto era possibile, e ad inserirle nella Grande Storia, della seconda guerra mondiale, della disastrosa uscita Italiana dalla guerra con i tedeschi l’8 settembre 1943, e delle tremende rappresaglie del feroce ex-alleato contro i nostri incolpevoli soldati e contro gli oppositori politici.

Come nell’altro libro, chi vorrà leggere anche questo troverà una conferma del fatto che la Resistenza antifascista e antinazista ha visto  in azione anche tra i siciliani donne e uomini di tutti i ceti sociali, di tutti i partiti, di varie ideologie: comunisti, socialisti, azionisti, cattolici, monarchici.

Erano attivi nel Nord  occupato  dai tedeschi, naturalmente. Sono stati partigiani in armi, operai in sciopero, oppositori al lavoro nei partiti del CLN Alta Italia e nelle redazioni dei giornali clandestini. Centinaia di soldati siciliani furono catturati dai tedeschi dopo l’8 settembre, in Italia e nei Balcani,  e posti davanti all’alternativa tra l’arruolamento nell’esercito della repubblica sociale e il lager: la stragrande maggioranza di loro scelse le terribili sofferenze dei lager, pur di non collaborare con il nazifascismo.

Un capitolo è dedicato a tre donne ebree siciliane, trasferitesi  nell’Italia settentrionale per ragioni di famiglia, e che insieme alle loro famiglie furono rastrellate e mandate con i treni della morte ad Auschwitz: di loro sappiamo soltanto che non sono tornate.

Un altro capitolo racconta la storia di un carabiniere che non fu deportato, ma partecipò alla Resistenza nel Lazio insieme a comunisti e socialisti, pur rimanendo legato dal giuramento fatto al re, e rimanendo di sentimenti monarchici anche nel dopoguerra.

Infine, alcune biografie riguardano siciliani importanti per la nostra Associazione degli ex-deportati, della quale furono dirigenti  e testimoni instancabili e implacabili, contro tutti i negazionismi  e tutti i revisionismi interessati a far dimenticare. Proprio la loro scomparsa, il succedersi delle generazioni, il pregiudizio antiresistenziale di una parte crescente della classe politica siciliana e italiana, tutto questo ha favorito la perdita di questa memoria.

Qualche rituale celebrazione del Giorno della Memoria, limitata al ricordo della Shoah, parte importantissima ma non esclusiva della tragedia delle deportazioni; un recente risveglio di celebrazioni dell’epopea degli Internati Militari; silenzio assoluto sulla vicenda dei deportati politici.

Quando vado nelle scuole, e mi chiedono di raccontare la storia di mio padre Andrea, vicesegretario del partito socialista clandestino, arrestato per la sua partecipazione agli scioperi del marzo 1944 e per la sua attività di diffusione dell’Avanti!, alla fine c’è sempre qualcuno (non necessariamente uno studente) che mi chiede: ‘Ma allora suo padre era ebreo?’.

Sto scrivendo questa introduzione nel 2025:  grazie anche alla perdita della memoria storica,  la democrazia e la libertà, riconquistate  dai nostri Resistenti e dai nostri Deportati, sono seriamente minacciate da aspiranti dittatori al potere in mezzo mondo. Dittatori e nazionalisti: un cocktail micidiale che, la storia è inequivocabile al proposito, ha sempre portato il mondo in guerra. 

Anche questo secondo libro ha la pretesa di essere una piccolissima luce della memoria di fronte alla tenebra dell’oblìo, con la speranza che tante altre luci si accendano e che i popoli, in particolare gli europei, tornino ad opporsi a questa deriva antidemocratica. 

Per saperne di più, QUI il libro.

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