Vincenzo Piccione nella sua Avola

L’autore presenta i suoi CARMINA alla festa di Santa Venera Patrona della città.

Sabato 18 luglio 2026 h 19:30
Villetta del Palazzo Comunale.

QUI IL LIBRO.

L’evento, promosso dall’Associazione Culturale “Avolesi nel mondo“, sarà condotto dall’avv. Roberta Coffa, e allietato dalla Associazione musicale “Claudio Monteverdi“.

Porgeranno i saluti:

  • la sindaca Rosanna Cannata;
  • l’assessora alla cultura Deborah Rossitto;
  • il presidente dell’Associazione Umberto Confalonieri;
  • il parroco della Chiesa Santa Venera, don Paolo Trefiletti.

Relazioneranno:

  • Prof. Angelo Fortuna;
  • Prof.ssa Grazia Maria Schirinà.

Presente l’Autore del libro, Vincenzo Piccione, leggerà i versi la prof.ssa Venera Bono.

Prefazione di Mons Angelo Giurdanella, Vescovo di Mazara del Vallo

Eugenio Montale, finora l’ultimo poeta italiano a vincere il premio Nobel per la letteratura, così si espresse in occasione della sua premiazione: «Il mondo è in crescita, quale sarà il suo avvenire non può dirlo nessuno. Ma non è credibile che la cultura di massa per il suo carattere effimero e fatiscente non produca, per necessario contraccolpo, una cultura che sia anche argine e riflessione. Possiamo tutti collaborare a questo futuro». E ancora: «Potrà sopravvivere la poesia nell’universo delle comunicazioni di massa? È ciò che molti si chiedono, ma a ben riflettere la risposta non può essere che affermativa. Se s’intende per la cosiddetta bellettristica è chiaro che la produzione mondiale andrà crescendo a dismisura. Se invece ci limitiamo a quella che rifiuta con orrore il termine di produzione, quella che sorge quasi per miracolo e sembra imbalsamare tutta un’epoca e tutta una situazione linguistica e culturale, allora bisogna dire che non c’è morte possibile per la poesia.
La grande lirica può morire, rinascere, rimorire, ma resterà sempre una delle vette dell’anima umana». La fede riesce a farsi cultura, poesia, tenerezza, prossimità, accoglienza degli altri.
A distanza di quasi cinquant’anni potremmo porre la stessa domanda: mentre la «fiumana del progresso» di cui scriveva Verga va ancora accelerando e i deboli restano per via, sorpassati dall’onda, è ancora possibile la poesia? Il prof. Vincenzo Piccione d’Avola è senz’altro nel novero di coloro che intendono collaborare ad una cultura che sia argine e riflessione, ad un futuro in cui la grande lirica non manchi di esprimere le vette e le profondità dell’anima umana. Il fatto di stupirsi davanti alla vita può essere l’essenza della poesia.
Il percorso tracciato in questa raccolta ci ammette a scru- tare da vicino la storia e l’anima del nostro autore. La stazione di partenza è la sua terra natale (Carmina Natalis Terrae), che tanto lo ha affascinato e ha nutrito la sua immaginazione; incontriamo poi le persone a lui più care, i familiari (Carmina Familiaria) e gli amici (Carmina Amicalia). Sin dal primo canto, Siracusana Luce, dedicato alla santa vergine e martire Lucia, siamo chiamati a condividere lo sguardo di fede del poeta, il quale raduna poi numerosi canti dedicati al Signore dell’universo e ai suoi santi (Carmina Spiritus), in modo speciale alla beata Vergine Maria, il «Giardino di Dio» (Carmina Mariana). Siamo dunque condotti a contemplare panorami che il poeta ha scrutato con gli occhi del cuore (Carmina Naturae), a ricordare momenti che hanno segnato la nostra storia collettiva (Carmina Memoriae), ad esplorare, attraverso le esperienze interiori del poeta, i moti dell’anima umana (Carmina de Anima). L’autore raccoglie poi numerose composizioni, in versi e in prosa, nei dialetti di Avola sullo Ionio e di Geraci Siculo sulle Madonie (Carmina Vernacularia et Narrationes Vernaculariae), i monti tra i quali il poeta abita dal 1978 e sui quali siamo invitati a sostare con lui (Carmina Maronis). Infine, dopo aver cercato e trovato Dio in ogni cosa, ci poniamo in preghiera, di fronte al «Padre Santo e Misericordioso», alla «preziosa Perla» che è il Figlio e allo Spirito Santo effuso sui credenti (Carmina Precis).
Per il suono delle parole, i canti del prof. Vincenzo Piccione d’Avola ricordano versi solenni e ricercati di poeti d’altri tempi. Ma il poeta non è sordo alle istanze del mondo contemporaneo; pur rifiutando gli errori e i vizi che tentano di insinuarsi nelle menti e nei cuori, si mostra sensibile ad ogni anelito alla giustizia e alla pace, anche se espresso in termini laici. Nei Carmina Memoriae egli si lascia interpellare dalla storia, piangendo con le vittime e sperando nell’irrompere della giustizia di Dio; spicca anche, tra i Carmina Familiaria, il canto Donna mia, che il poeta dedica alla moglie nella Giornata nazionale contro il femminicidio.
Oggi, dopo un lungo lavoro, il nostro autore offre questi suoi versi a coloro che rifiutano l’idolo della produzione e amano rimirare distesamente gli abissi dell’anima, le valli del mondo e le vette di Dio.
Carissimo Vincenzo, a nome della vecchia e sempre nuova amicizia «non stanchiamoci di fare il bene, se infatti non desistiamo, a suo tempo mieteremo […]. Operiamo il bene verso tutti, soprattutto verso i fratelli nella fede» (Gal 6, 9ss).
† Angelo Giurdanella, Vescovo

Published by