Santino Mirabella e Enzo Trantino, Storie impossibili.

Novità.

Il giudice Santino Mirabella del tribunale di Catania e l’avvocato penalista Enzo Trantino del foro della città etnea insieme come autori del romanzo onirico Storie impossibili di cui anticipiamo al lettore la Premessa:

Chi poteva mai pensare che sarebbe avvenuto il rimorso del Tempo? Mi sentivo padrone del Passato, non perché mi appartenesse, ma perché non poteva appartenere ad altri. Avevo con me un documento con tanto di ceralacca, dove il Custode del Tempio confermava questo privilegio, fonte di una immensa rovina economica.
Mi spiego. Ricchissimi furfanti greci, tramite miei parenti della Tessaglia, sapendomi autore del “brevetto”, che riguarda il Passato immodificabile, mi contattarono con fidatissimi messaggeri per predisporre la cifra da me indicata senza trattativa alcuna, per manovrare combinazioni sul Passato “immodificabile”. Riproposero poi un losco affare. Siccome per la qualifica di semidio non si esigevano titoli speciali, mi proposero una lista di nomi, oltre i cento per unire nella loro storia quella olimpica.
Sdegnosamente rifiutai e mi bruciarono la villa vicino al mare.
Così frodando l’intangibilità
.
Ricordo le insistenze asfissianti di Leonida, sì quello delle Termopili, perché io accreditassi la tesi che gli avversari sconfitti dei suoi trecento volontari erano oltre tremila, e furono tutti bruciati, perché così volevano gli Dei, in quanto “la terra non ha bisogno di perdenti”. Un consiglio di saggi, non potendo squalificare la volontà “superiore”, propose la soluzione.
“La certezza del Passato non può essere modificata da alcuno, ma interpretata sì”. Come oggi avviene, per capirci, su diverse pronunce di certi giudici, maneggiando le “massime” della Cassazione. Non ci sono dietro somme corruttive, ma prove superbe di potere, per scassare l’evidenza.
C’è poi la “verità” storica per cui astuti maneggiatori, favoriscono dittatori sanguinari secondo il vento che tira, iscrivendoli, con complici pronti in tutte le epoche a elevarsi a “patrioti non compresi”, dalle “plebi del tempo”.

Chiara la premessa? Entriamo nell’attualità. Se non avessi divulgato la teoria secondo cui il Passato sia immutabile anche per gli Dei, secondo la veggente Pizia, venerata come infallibile, tutto sarebbe cambiato a mio favore.
Il capo di quei saggi “interpreti” aprì il varco e spiegò: “Ma cosa è il Passato se non il Presente prima di diventare Futuro”? Quindi tutto è mobile, una “accreditata corrente di pensiero” si trova sempre se ben remunerata. Angelo, hai il diritto di chiedermi dove stia andando a parare. Siamo alla incredibile stazione di arrivo. La peste attuale, quella che non avendo interesse alcuno al Passato, può scodellare teorie prive di ogni fondamento sul Presente, che immediatamente si solidifica in Futuro.
E, invece delle “interpretazioni”, trucco immateriale, si è trovato il piano di fuga: le “varianti”. Quel tipo di peste viene aggredito? Nessun problema: ne nasce un altro, come insegnava il vostro Tommaseo coi “sinonimi”. Diventa fumo l’intoccabilità del potere, appena ci si imbatte nel Presente-Futuro, già intuito da un lontano abate dei Benedettini di Catania, che, goloso di carni di ogni tipo, per privarsene nella quaresima, davanti a un dono di maialini destinati allo spiedo, ai confratelli confusi diede spiegazioni sulle … vittime: “Vos benedico et nomino pisces”. Nel divieto divenuto facoltà, i maialini divennero pesci. Ricordo il mio divertimento nell’apprendere la notizia. Voi siciliani siete unici, anche se portate il saio. Avete bisogno di potere, di “accreditamento”, e riuscite a piazzare i gelati in Siberia.
Ho poi scoperto che il Passato piace sempre meno. Per due ragioni: perché non evita gli errori dei successori, perché non deve cercare amicizia interessate. Non trova, perciò estimatori. Ad andare bene trovi “interpreti”, spesso tromboni sfiatati.
È urgente, per evitare confusione che io spieghi la differenza tra eternità e longevità.
“Una recita senza ripasso”, la prima.
Ero alla corte di Archelao, in Macedonia. Per i miei drammi pretendevo musici e danzatrici. Una di queste, DAFNE. Eulabio, primo medico di corte, se ne innamorò “perdutamente”. Conoscendo però il mio rigore, non osava comunicarmelo, sebbene mio amico. In occasione di una bruciatura durante un banchetto, avevo sempre la ferita aperta e dolorante. Si scoprì che avevo contratto lo scorbuto. Vedendomi, a soli 47 anni prossimo alla fine, cedetti a un accordo reciproco su DAFNE: Eulabio avrebbe scritto che, guarito, io avrei acconsentito alla loro unione. Sarei sparito per meglio curarmi, imitando, invece i cani: morire lontani da casa per volontaria solitudine.
Senonché, gli dei mi risparmiarono e da morto-vivo mi trovai avanti alla eternità. Era il 401 a. C. Viaggiando, quindi, nel tempo di Cristo, mi sono accorto del trucco. La prova? Predicazione contro Erode: Gesù e il Battista. Ma il potente spesso è vile: attaccò Giovanni, temendo Cristo. Voi la definite “teoria del muro basso”.
A Pella, luogo della mia morte, ci fu tristezza anche per me, sparito sotto falso nome. Avevo un buon carattere, non avevo nemici. Anche perchè si può essere generosi con chi non disturba più. La mia morte apparente, fu la mia nuova fortunata esistenza. Ero ricco e pensai di vivere viaggiando. Scelsi Catania. Un suonatore di cetra del mio teatro l’aveva visitato, proprio per le feste di S. Agata. Ne raccontò mirabilia. A cominciare dal cibo: una specialità su tutte: “Rusti e mancia”. L’interesse crebbe in chi curioso, sapendomi un mercante greco, mi chiedeva spiegazione e traduzione.
Ne confezionai una che stordì la curiosità: la vita è fatta di fumi e di odori. Questo è “rusti e manci”. A ben riflettere, questa è poi la vita.
Poi ci sono i “valori”: fumo senza odore. È l’accordo permanente con la malinconia. E col suo fratello maggiore: il DISINCANTO.
Ti chiedo comprensione: ho sonno, sono stanco.
Mi farò vivo.

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