Incontro con l’autore Guido Lorenzetti.
Presentazione del libro Siciliani Testimoni di libertà. Altre storie di deportati nei lager nazisti.
L’incontro organizzato dall”AUSER di Caltanissetta, in collaborazione con l’ANED (Associazione Nazionale ex Deportati)
Giovedì 5 febbraio 2026 h. 11:00 MUSSOMELI (CL)
Aula magna dell’Istituto Comprensivo Leonardo Da Vinci.
Interverranno:
la Dirigente Scolastica prof.ssa Alessandra Camerota;
il presidente provinciale dell’Auser Salvatore Pelonero;
il rettore della LUSE Pasquale Petix che dialegherà l’autore.

Guido Lorenzetti è nato a
Milano nel 1938. È laureato in
Scienze Politiche con tesi in
Storia Contemporanea.
È figlio di Andrea Lorenzetti,
vicesegretario del Partito Socialista clandestino durante la Resistenza, che fu arrestato per la sua attività antifascista nel marzo 1944 e deportato a Mauthausen, dove morì.
Il figlio ha pubblicato nel 2014 i testi delle lettere del padre, uscite clandestinamente dal carcere di San Vittore e dal campo di Fossoli (Modena) e inviate alla famiglia e ai compagni. Guido è vicepresidente della Sezione di Milano dell’ANED, Associazione Nazionale exDeportati nei Campi nazisti e consigliere d’amministrazione della Fondazione Memoria della Deportazione. Scrive per la rivista dell’ANED “Triangolo Rosso” articoli e monografie di carattere storico sul-la seconda guerra mondiale e la Deportazio- ne. Svolge attività di divulgazione nell’ambito di eventi culturali e presso le scuole, anche in Sicilia, raccontando agli studenti le vicende della Resistenza e dell’occupazione nazista.
Questo è il secondo libro che pubblica per Edizioni Arianna, il primo, del 2023 Siciliani testimoni di libertà. Dodici storie di deportati nei lager nazisti.
Questi i siciliani deportati nei campi di sterminio nazisti di cui si parla nel libro:
Domenico Aronica. Una scelta antifascista e partigiana pagata con il lager;
Giovanni Barbera. Un giovanissimo professore socialista di Messina, resistente e martire a Fossoli;
Guido Vittoriano Basile. Un avvocato palermitano che diede la vita per difendere un ebreo perseguitato dai nazisti;
Olga Renata Castelli, Emma Moscato, Egle Segré. Tre donne ebree siciliane assassinate ad Auschwitz;
Andrea e Giuseppe De Blasi. La resilienza di due fratelli di Alcamo;
Rosario Fucile. Dalla Sicilia alle fabbriche liguri, operaio, resistente, deportato politico;
Antonino Garufi. Il carabiniere di Giarre che passò dall’Arma alla Resistenza e al lager;
Giovanni Melodia. Antifascista, condannato dal Tribunale Speciale, deportato dai nazisti a Dachau, membro del Comitato internazionale di Resistenza del lager: una vita contro le dittature;
Salvatore Mileti Nardo. Il carabiniere partigiano che partecipò alla cattura di Pietro Caruso, questore fascista di Roma e complice dei nazisti;
Rosario Militello, La storia esemplare da Piazza Armerina a Mauthausen a 20 anni, poi altri 70 anni per fare memoria;
Giovanni Palillo e Giovanni Greco. Due giovani militari siciliani che dissero no alle dittature;
Alessandro Rimini. Un’archistar del secolo scorso, ebreo e antifascista 161 I fratelli Todros. Una storia unica di eroismo e deportazione;
Aldo Valcarenghi. Palermitano di nascita, milanese d’adozione, socialista, antifascista e deportato a Mauthausen.
“Sventurata la terra che ha bisogno di eroi” dice il Galileo di Bertold Brecht dopo aver abiurato la sua dottrina “che il sole è il centro del mondo e non si muove, e che la terra non è il centro del mondo e si muove”. La storia del nostro Paese ci racconta invece che gli eroi sono stati indispensabili: con la loro azione, il loro esempio, la loro memoria, hanno fortemente contribuito alla crescita morale e politica dell’Italia. Ripetiamo la citazione del precedente libro perché anche questi “nuovi” deportati siciliani svolgono la stessa funzione. Anche le loro vite, le loro sofferenze, la morte in prigionia di molti di loro rappresentano un viaggio nella storia d’Italia, nella Grande Storia, strettamente intrecciata con quelle individuali. E nuovamente mi rivolgo ai giovani, soprattutto ma non solo siciliani: non perdano l’occasione di conoscere; leggano e ricordino.
“A Gusen, come a Mauthausen, gli italiani erano bersagliati da tutti. Ma che colpa ha un popolo se è stato trascinato, contro la sua volontà?”. Domenico Aronica sintetizza così il dramma dei deportati italiani, invisi alle SS, ai kapos e a tutti gli altri detenuti per colpa delle guerre del fascismo.
Il giovanissimo professore Giovanni Barbera, detenuto nel lager di Fossoli, va incontro alla morte con tranquillo stoicismo. L’amico Enea Fergnani, che è con lui al momento del tragico appello dei morituri del Cibeno, ricorda: “Giovanni, coraggio”. Egli risponde con un monosillabo che è la più concisa espressione del suo consenso e della sua promessa: “Sì”.
La dignità dell’alcamese Giuseppe De Blasi, picchiato a sangue in lager: “Volevano pie- garmi, ma questi bastardi tedeschi non ci sono riusciti”. La dignità che non hanno mostrato i vertici dello Stato italiano, in fuga ignominiosa dopo l’8 settembre 1943, lasciando i soldati in balìa del nemico nazista.
Questa dignità è mancata anche ai fascisti della Repubblica sociale, umili servi dei nazi- sti e prepotenti con i civili. Il giovane carabiniere di Giarre Antonino Garufi se ne accorge subito: “Sono spavaldi, ma servitori dei tedeschi”.
Rosario Militello appena arrivato a Mauthausen: ‘‘Quello che abbiamo visto al nostro arrivo è qualcosa che non si può dimenticare, quando ci ripenso o ne parlo, mi commuovo sempre”.
Giovanni Greco racconta “Gli orrori del campo di Dora-Nordhausen”:
“Le persone morivano giornalmente di fame, a bastonate o impiccate… Nel campo Dora quelle poche centinaia di sopravvissuti erano al di sotto dei 35 anni, poiché i più anziani erano già morti da tempo!”. Ma il responsabile di tutto, lo Sturmbannführer- SS Wernher von Braun, è stato liberato e “assunto” dagli americani perché continuasse a progettare strumenti di morte.
Il ricordo di Alberto Todros dopo il suo arrivo a Mauthausen: “Siamo diventati delle bestie, non siamo più uomini”.
Ma le vere bestie erano i loro aguzzini.
Scrive Pietro Nenni nel suo diario “Tempi di guerra fredda”: “Fra gli arrestati c’erano Re- calcati, Lorenzetti e Valcarenghi, cioè i migliori”.
[dalla quarta di copertina]
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