Il libro su Vincenzo Carollo al Parlamento Siciliano

Un politico siciliano della Prima Repubblica.

per favorire la Sicilia tenne buoni rapporti con tutti i leader nazionali di turno.

È stato presentato ieri 16 luglio 2026 alla sala Rossa del Palazzo dei Normanni il libro curato da Giuseppe Spallino sulla storia politica e personale del senatore madonita, castelbuonese, Vincenzo Carollo.

Lo abbiamo fatto con l’on. Rino La Placa, attuale presidente dell’associazione siciliana ex deputati, con l’avv. Gioacchino Genchi, già vicequestore della Polizia di Stato, anch’egli originario di Castelbuono, con l’on. Calogero Mannino, già ministro della Repubblica.
Presenti anche i figli del senatore Carollo.

La Storia, sosteneva Benedetto Croce, non è giustiziera, non è un tribunale che emette sentenze di assoluzione o di condanna.
Richiamo questo principio per introdurre la figura di Vincenzo Carollo.

È stato uno dei maggiori uomini politici della Sicilia nel secondo dopoguerra. A Palazzo dei Normanni ricoprì tutti i ruoli: deputato, presidente del gruppo parlamentare della Democrazia cristiana, assessore e presidente della Regione Siciliana.

Da Palazzo Madama uscì come vicepresidente del Direttivo del gruppo Dc del Senato.

Oltre trent’anni di politica attiva in cui intrattenne rapporti e scambi con i maggiori esponenti del mondo politico ed economico:

Giuseppe Alessi, Amintore Fanfani, Pietro Nenni, Enrico Mattei, Mario Scelba, Arnaldo Forlani, Emilio Colombo, Benigno Zaccagnini, Aldo Moro, Flaminio Piccoli, Tina Anselmi, Nicola Mancino, Salverino De Vito, Giuseppe Campione, Calogero Mannino, Sergio Mattarella, Rino Nicolosi, Giovanni Goria, Ciriaco De Mita, per citare solo i nomi dei personaggi più in auge della prima Repubblica, con cui ebbe contatti durante la sua carriera.

Carriera iniziata sotto una buona stella: quella del filosofo liberale Benedetto Croce, che appuntó il nome di Vincenzo Carollo quando questi era solo un consigliere comunale di minoranza della sua Castelbuono.

Dal rapporto epistolare con questi politici emerge un uomo scevro dalla logica delle correnti, pur avendo come punto di riferimento il politico nazionale di turno, prima Fanfani, poi Scelba, ma per il solo interesse di favorire la Sicilia.

E non mancò di ammirare Moro nel periodo in cui questi stava preparando il terreno per un governo con l’appoggio esterno del Pci, frutto del “compromesso storico” con Enrico Berlinguer.

Arianna Attinasi

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