GIULIO GELARDI: VIVERE DI MANNA

Un libro non dedicato alle multinazionali del cibo.

Per salvare il pianeta.

Verrà presentato a Petralia Soprana,
Borgo dei Borghi più belli d’Italia 2018
,

Giovedì 13 agosto 2026 h 18:30,
Giardino del Circolo di Cultura

Ci faranno compagnia:
l’autore Giulio Gelardi e il produttore di manna Ottavio Canale.

QUESTO LIBRO – VIVERE DI MANNA. All’ombra dell’albero della vita – scrive l’autore – è dedicato ai contadini: i pagani, i servi della gleba, il quarto stato.

Non agli smodati estrattori di cibo dalla terra e quindi ai latifondisti e alle multinazionali che prendono più del dovuto dalla terra, ma ai veri contadini, a quelli che portano gli scarponi intrisi di fango, che esibiscono con orgoglio i loro calli, che convivono con gli insetti, con i serpenti e con le erbacce.

I greci ponevano come basi della loro civiltà Omero ed Esiodo.

Omero cioè la prepotenza e la violenza, le armi come legge risolutiva, la vita da caserma come ideale, cioè la legge del più armato, ammantando il tutto con un finto realismo e con una religione (le leggi divine) come lettura violenta ed evoluzionistico-sopraffattiva della natura (la cosiddetta legge del più forte): il predone, il pirata, il bottino, il bell’imbusto, Rambo, Hitler, i campi di concentramento, l’inquisizione come ideale.

Esiodo invece rappresenta la convivenza regolata dall’accordo (le leggi umane), il lavoro come ricchezza emotiva e non come servitù, l’orgoglio dello sporcarsi le mani (la poesia dell’essere contadino o artigiano).

La distanza tra Omero ed Esiodo può essere sintetizzata da un’immagine presa dal mondo delle api: Omero canta le gesta dei fuchi, Esiodo delle operaie e della regina. I contadini toscani la differenza l’ hanno sintetizzata con ironia nella parola bottino che da una parte è il frutto raccolto dal guerriero dall’altra è anche il deposito, il risultato degli escrementi.

È dedicato ai contadini perché sono anche il sale della terra, il lievito della sopravvivenza, perché sono gli unici che possono salvare il pianeta convivendoci, perché come servi della gleba sono quelli che vivono più vicino al fango, alla terra, alla natura.
Infine è dedicato ai contadini perché acquisiscano coscienza della loro potenza e orgoglio per il loro mestiere, perché si ricordino sempre che sono l’ultimo chiodo della carrozza, cioè il perno (Yggdrasil) che tiene insieme la società umana, la vita, la terra.

Sa di zucchero – la manna – ma anche di terra e legno, ha un forte sentore vegetale e sul fondo puoi sentire anche una nota mielata. L’odore è molto blando e ricorda vagamente il muschio o il legno bagnato. Se ne metti un pezzetto in bocca si scioglie velocemente lasciando una sorta di velluto sul palato. La forma più comune con cui viene commercializzata è quella del “cannolo”.

Giulio Gelardi nasce a Pollina nel 1950. Di mestiere fa “il mannicoltore“.
E’ uno degli ultimi 50 produttori al mondo di manna. Per passione si diletta a fare ricerche sulle tradizioni popolari, cercando di tradurre nel nostro attuale linguaggio (siciliano o italiano) il “contadinese”, antica lingua universale dai troppi oscuri, o volutamente dimenticati, significati.
Le variazioni cromatiche e antropiche della campagna siciliana sono l’altra sua grande passione che si manifesta con la fotografia.

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