Un libro d’amore dedicato al duomo di Cefalù patrimonio dell’Umanità.
Da Santo Scileppi una lettura estetico-teologica del Duomo di Cefalù.

Il libro La bellezza del volto di dio, di Santo Scileppi
sarà presentato nella Chiesa di San Bartolo,
Geraci Siculo, Piazza San Bartolo.
Mercoledì 12 agosto alle ore 19:00.
Interverranno, con l’Autore;
– il dr. Luigi Iuppa, sindaco del Comune;
– il Dr. Valerio Di Vico, Segretario del Vescovo, Responsabile della Consulta Diocesana per i Beni culturali della Chiesa cefaludense;
– il prof. Pietro Attinasi, casa editrice Edizioni Arianna.
Condurrà l’evento la prof.ssa Arianna Attinasi.
Seguirà un rinfresco all’aperto.
Il libro gode, alle pp. 13-16, della seguente Prefazione di
Rino Fisichella
Presidente del Pontificio Consiglio
per la Promozione della Nuova Evangelizzazione
PREFAZIONE
«La totale assenza di immagini non è conciliabile con la fede nell’incarnazione di Dio. Nel suo agire storico Dio è entrato nel nostro mondo sensibile perché esso divenisse trasparente in ordine a Lui. Le immagini della bellezza, nelle quali si rende visibile il mistero del Dio invisibile, appartengono al culto cristiano».
Le parole di Joseph Ratzinger nel saggio Lo spirito della liturgia sono le più coerenti a creare lo scenario su cui si colloca la ricerca che don Santo Scileppi ha svolto per il suo dottorato in teologia. Lavoro originale perché prende avvio da un’opera d’arte, o meglio da uno scrigno di opere d’arte, quale il duomo di Cefalù e, come chiarisce subito l’Autore, «un’opera d’arte sacra scaturisce sempre da un atto di fede e di devozione».
L’orizzonte, quindi, è quello del rapporto essenziale tra fede e creazione artistica o, più direttamente, tra fede cristiana e bellezza. È sufficiente allargare lo sguardo alla storia del Cristianesimo per verificare come esso abbia fatto della bellezza un percorso originale per esprimere la bella notizia del Vangelo di Gesù Cristo. Grazie a questo cammino bimillenario, non sempre facile, ma certamente determinante, emerge l’irriducibilità del cristianesimo nel contesto delle religioni monoteiste: poiché il Figlio di Dio ha assunto la natura umana, allora lo si può rappresentare, superando il divieto veterotestamentario di raffigurare Dio (cfr. Es 20,4), e se ne può mostrare la bellezza.
È un tratto comune alle altre religioni monoteiste la consapevolezza che la divinità non si possa vedere. Così come, per rispettarne la trascendenza, non si può pensare di pronunciare il nome di Dio. Ma il mistero dell’incarnazione rompe questa sorta di incomunicabilità ed immette nella storia, per la prima ed unica volta, ciò che l’uomo attendeva per poter approdare ad un rapporto con Dio che fosse coerente con la sua stessa natura.
L’arte si è posta al servizio di questo principio perché ha compreso che ogni via estetica doveva necessariamente contenere in sé il religioso come esperienza ultima e fondativa.
Il mistero del Verbo incarnato, del «più bello tra i figli dell’uomo» (Sal 45,3), consente di sperimentare quanto la bellezza riesca a comunicare meglio di altre forme il mistero della fede.
Gesù è «l’immagine del Dio invisibile» (Col 1,15), è icona del Padre, come Egli stesso spiega a Filippo: «Chi ha visto me, ha visto il Padre» (Gv 14,9). La fede inGesù, verbo incarnato, rende l’arte non un mero elemento ornamentale quanto, piuttosto, la descrizione di un’esperienza di fede che deve essere raccontata, perché nelle immagini il mistero può essere riproposto in quanto creduto, celebrato e contemplato.
La ricerca teologica di don Scileppi si prefigge di mostrare come l’opera d’arte sacra corrisponda all’atto di fede che vi è sotteso. L’indagine, oltre a documentare con dovizia di particolari tale rapporto, offre al lettore gli strumenti culturali che gli consentono di far fronte alla provocazione derivante da uno dei grandi equivoci del nostro tempo:
la bellezza, che da sempre affascina come particolare forma di contemplazione che spinge all’amore, sembra scomparire lentamente dal nostro mondo, esponendolo al pericolo di cadere preda della disperazione.
Dove viene a mancare la bellezza, infatti viene a mancare l’amore e con esso il senso della vita e la capacità di generare. Oggi si parla spesso di bellezza; eppure sembriamo incapaci a pensarla, promuoverla, difenderla e realizzarla. Quando la bellezza, infatti, si esaurisce nella forma narcisistica del culto di sé e della corporeità, diventa incapace di suscitare il genio che produce opere in grado di perdurare negli anni e diventare eterne. Si scivola nell’effimero e si perde di conseguenza il senso della verità e della bontà. Venendo meno la loro forza di attrazione, si diventa incapaci di creare cultura e, di conseguenza, anche la vita personale e sociale diventa insipida.
Fortunatamente, rimangono in mezzo a noi i segni di una tradizione di fede che è stata in grado di generare cultura. Sono le opere d’arte, i monumenti, le cattedrali, disseminati in terra siciliana come in tutte le regioni del nostro Paese e in questa Europa che porta impressi in sé i segni del Cristianesimo.
La proposta di don Scileppi, innanzitutto, è sostare con sguardo contemplativo di fronte a queste opere, di non darle per scontate, per mettersi in ascolto del messaggio che tramandano. Egli soprattutto mostra come rispettare quell’armonia che contraddistingue ogni vera opera d’arte, in quanto cifra caratteristica dell’esperienza estetica della fede. Attraverso l’analisi dell’architettura e dell’iconografia del Duomo di Cefalù il lettore viene anche condotto a scoprire una caratteristica della cattedrale dove tutto, dall’impianto architettonico complessivo al progetto iconografico, dalla disposizione dello spazio agli arredi, è pensato per consentire di fare esperienza della grazia divina; in particolare nell’assemblea liturgica, radunata attorno al Vescovo successore degli apostoli, che nella sua cattedrale esprime il senso profondo della fede e dell’unità della Chiesa.
La cattedrale custodisce lo spazio sacro del continuo rinnovarsi del dialogo tra il Padre e i figli, e dei figli tra di loro, sotto lo sguardo salvifico di Colui che «innalzato da terra, attira tutti a sé» (cfr. Gv 12,32).
Non si tratta, quindi, solo di una costruzione funzionale all’incontro della comunità, ma ne è piuttosto parte integrante. È espressione visibile dell’energia di una comunità dinamica che, nel corso dei secoli, permette alle pietre dell’edificio di rimanere “vive” perché in esse si esprime la fede di una Chiesa sempre presente nella vita delle persone e nella storia degli uomini.
Dalla celebrazione eucaristica, che nella cattedrale viene presieduta dal Pastore, parte l’annuncio sempre vivo della comprensione della Parola di Dio. L’azione liturgica diventa così chiave ermeneutica per comprendere il mistero della fede che, nella cattedrale, non è più solo creduto, ma sperimentato nella forma più alta della sua incarnazione.
In questo senso, mi piace considerare il lavoro di don Scileppi come un contributo al cammino della Nuova Evangelizzazione, cioè di quell’impegno della Chiesa ad individuare le forme adeguate per l’annuncio del Vangelo presso tanti battezzati che non comprendono più il senso di appartenenza alla comunità cristiana e sono vittime del relativismo e del secolarismo che ha portato l’uomo ad escludere Dio dal proprio orizzonte.
La via pulchritudinis rappresenta un percorso, probabilmente privilegiato per quanti nostri contemporanei si sono allontanati dalla fede, ma possono ritrovare la nostalgia di Dio attraverso la contemplazione della bellezza che parla di Lui.
Una strada percorribile per riuscire a trasmettere «il sacro deposito della dottrina cristiana in forma più efficace» come diceva Giovanni XXIII, l’11 ottobre 1962, illustrando il compito del Concilio Vaticano II, che in quel giorno si apriva. Data che Papa Bendetto XVI ha voluto celebrare con l’Anno della fede, indetto per «mettere in luce con sempre maggiore evidenza la gioia ed il rinnovato entusiasmo dell’incontro con Cristo» (Porta fidei) e la bellezza di seguirlo là dove Egli ci chiama per rendergli una testimonianza credibile.
Autore del libro La bellezza del volto di Dio, ha promosso la pubblicazione del libro Nobilis Instrumenta Suppelletili liturgiche ex voto e parati sacri nelle chiese di Petralia Sottana.
SANTO SCILEPPI è nato nel 1968, a Polizzi Generosa (Pa). Diplomato all’Istituto Statale d’Arte di Cefalù nel 1988.
Negli anni dell’adolescenza, prima di entrare in Seminario, ha fatto l’esperienza lavorativa da falegname. Ordinato presbitero della Chiesa di Cefalù il 5 luglio 1997; ha conseguito, nello stesso anno, il Baccalaureato in Sacra Teologia nella Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia in Palermo.
Licenziato in Teologia Fondamentale e specializzato in Beni Culturali della Chiesa presso la Pontificia Università Gregoriana in Roma. Nel 2009 ha conseguito il Dottorato in Teologia Fondamentale presso la Pontificia Università Gregoriana in Roma.
Durante il soggiorno romano ha prestato il suo servizio presbiterale nella Parrocchia “Gran Madre di Dio” a Ponte Milvio. Dal 1999 al 2009 è stato Parroco di Gratteri (Pa) e dal 2009 al 2019 di Petralia Sottana.
Ha Insegnato Teologia Fondamentale e Introduzione Generale alla Sacra Scrittura presso
l’Istituto di Scienze Religiose “Mons. Mariano Campo” in Cefalù.
È stato direttore dell’Ufficio Tecnico Diocesano.
Attualmente è Parroco della Parrocchia Santa Maria Maggiore di Geraci Siculo e della Parrocchia Madonna delle Nevi in Piano Battaglia, nonché Rettore del Santuario della Madonna dell’Alto, il Santuario Mariano più alto d’Italia.
Assistente spirituale dell’Arma dei Carabinieri in congedo e direttore dell’Unione Apostolica del Clero della Diocesi di Cefalù.
Collabora dal 1997 con il Cardinale Fiorenzo Angelini, presidente dell’Istituto Internazionale di ricerca sul Volto di Cristo.
Ha pubblicato: San Gandolfo da Binasco, ristampa con l’aggiunta di nuovi articoli sul rapporto tra teologia e arte, collana diretta da S. Ecc. Mons. Cataldo Naro, arcivescovo di Monreale, 1998; Santa Lucia, martire fedele di Cristo, 2000; Il Volto di Dio. Cristo splendore del Padre, tesi di licenza conseguita alla Gregoriana con S. Ecc. Mons. Rino Fisichella, con Presentazione del Cardinale Fiorenzo Angelini, 2003; Il Volto di Cristo nel volto della Chiesa, 2005; I tesori delle Chiese di Gratteri, 2005; Padre Sebastiano da Gratteri e il volto di Cristo, 2009; L’abazia di San Giorgio e i Premostratensi a Gratteri, 2009; Cercherò le mie pecore e ne avrò cura, 2009. Ha scritto diversi articoli per alcune riviste.
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