23 aprile Giornata mondiale del libro.

Dal 2004 abbiamo pubblicato 338 volumi.

Ci piace ricordarne oggi uno in particolare, scritto da Antonino Serina, un autore che ci ha lasciati tre anni fa, proprio in uno dei giorni di questo mese, il 7 aprile del 2023:

UNA SCHIUMA DANZANTE DI PICCOLISSIMI QUANTI.
L’universo di Carlo Rovelli, il “filosofo viandante” che imprime al divenire il carattere dell’essere.

























Conobbi Carlo Rovelli – egli scrive nel libro – grazie a Facebook, il 21 dicembre 2014; già allora ebbi modo di constatare la sua cordialità e la sua disponibilità al dialogo.

L’anno successivo, a Soprabolzano, nella settimana dall’11 al 18 luglio, frequentai il corso di fisica, Dai quark alle galassie, tenuto da lui.

Quale garbo! E quali semplicità e chiarezza manifestava rispondendo alle nostre domande negli intervalli delle lezioni! Calzava sandali come Einstein, vestiva casual e portava lo zainetto in spalla.

Una mattina gli chiesi di incontrarlo per esporgli qualcosa del mio lavoro di ricerca sul sentimento cosmico religioso di Einstein: mi rispose immediatamente che sarebbe venuto a trovarmi. L’indomani, infatti, subito dopo il pranzo, vidi il professore presentarsi all’Hotel Latemar di Soprabolzano.

Fu una grande sorpresa per me e mia moglie; scoprimmo una persona davvero speciale. Lo incontrai nuovamente a Catania, il 18 marzo del 2016, al Cortile dei Gentili, l’istituzione culturale del cardinale Gianfranco Ravasi impegnata a promuovere il dialogo con i non credenti.

Stupì il pubblico quando spiegò, accendendo una candelina, cosa è la luce, l’onda di luce, come penetra nel nostro cervello attraverso i nostri occhi e come si diffonde nell’ambiente; ci sentimmo immersi in quelle onde, oltre che illuminati. Una magia della chiarezza, della semplicità e dell’umiltà.

Carlo Rovelli, veronese, classe ’56, da studente universitario, negli anni Settanta, prese parte ai movimenti politici studenteschi negli atenei italiani e intervenne nelle radio libere “Alice” di Bologna e “Anguana” di Verona. Denunciato per reato di opinione e assolto, nel 1987 fu arrestato e detenuto pur per poco – per renitenza all’obbligo del servizio militare. Pacifista e protestatario, se ne delineava già allora il profilo di un “personaggio doppio”, come tutti i soggetti straordinari e “strani” o come gli “esseri-mediatori”, che una volta s’incontravano nell’antropologia e nella storia delle religioni: metà uomini e metà animali o metà esseri umani e metà esseri divini.

Umile negli atteggiamenti e orgoglioso delle sue idee, affettuoso e talvolta sprezzante, tradizionalista e rivoluzionario, tanto dubbioso quanto sicuro. Vive l’armonia degli opposti; non crede nell’essere, ma nel divenire; saggio e folle, incarna, si direbbe, “una coerente contraddittorietà”. «La grammatica del mondo» ci fa pensare «al cambiamento, non all’essere» scriverà Rovelli. Il mondo non è fatto di cose, ma di eventi: esso è costituito da una rete di interscambi, di baci e di anelli, non di sassi.

In filosofia attinge alle radici del pensiero greco, ma non alla tradizione classica dei due grandi luminari, Platone e Aristotele, i “Maestri” e “Signori” del pensiero occidentale.

Sì, egli conosce il bello e il buono di Platone e l’essere e la verità di Aristotele, ma preferisce la strada dei “servi”, degli sconfitti e dei dimenticati, i cui testi furono bruciati. Rovelli, pertanto, legge e reinterpreta l’universo fisico e il tempo relazionale di Anassimandro, segue l’atomismo danzante di Democrito, il dubbio maieutico di Socrate, l’uomo misura di tutte le cose di Protagora.

Legge e reinterpreta l’armonia degli opposti di Eraclito, il perenne fuoco che ora fiammeggia e ora si spegne, il “tutto-uno” degli Stoici, la grande sintesi unitaria e cosmica di Spinoza, l’attimo che scorre di Nietzsche, l’universo gravitazionale di Einstein, la schiuma danzante e il tempo senza di Wheeler (v. capitolo primo).

In estrema sintesi, da fisico e filosofo della scienza, ateo dichiarato e buddhista, egli si pone fra le due civiltà dell’Occidente e dell’Estremo Oriente, conciliando, con geniale intuizione e con rara capacità di sintesi, il tutt’uno della tradizione presocratica, platonica, stoico-spinoziana con l’unità cosmica del pensiero indo-buddhista e, nello stesso tempo, con l’unità gravitazionale di Einstein e della meccanica quantistica.

Lavoro audace e non privo di malintesi, perché è difficile tradurre, nel pensiero logico-formale occidentale, concezioni filosofico-religiose intrise più di esperienze storico-esistenziali che di principi metafisici (v. i capitoli secondo e sesto).
Rovelli è un fisico teorico e uno specialista nell’ambito della gravità quan- tistica ed è uno degli attuali elaboratori, insieme a Lee Smolin e ad Abbay Ashtekar, della Loop Quntum Gravity Theory cioè la “Teoria della gravità quantistica ad anello” (loop). Essa – come quella delle stringhe – tende a conciliare la teoria dei quanti, o della struttura elementare delle cose, con la gravità della relatività generale di Einstein.

Secondo Rovelli il quanto (come particella o granulo ovvero l’elemento strutturale di base) avrebbe la forma non a testa di spillo o di stringa, ma di anello: o meglio, di miliardi di miliardi di anelli che s’intrecciano – come in una maglia o in un ricamo a uncinetto – a comporre l’immenso tessuto della realtà.

Egli è profondo e convinto filosofo naturalista, tanto che l’articolo “Non possiamo non dirci naturalisti” può essere considerato il suo “Manifesto” per la semplice ragione che siamo «noi stessi, esseri naturali in un mondo naturale». Le spiegazioni dell’universo, dello spazio e del tempo sono esposte e commentate in modo non solo scientifico e oggettivo, ma soprattutto in relazione al noi, alla nostra vita.

Rovelli ha anche la capacità, non comune, di sapere trasfondere nella comunicazione scientifica delle sue opere una profonda “fede” nella natura, nella vita e nell’amore da cui nasce anche una genuina etica naturalistica e razionale e una spiritualità laica.
Lo stile spigliato, le frasi brevi, le domande che l’Autore pone e le risposte immediate e limpide che dà, rendono la lettura dei suoi scritti avvincente e piacevoleRovelli è attualmente il «fisico più letto del mondo» come scrive Matteo De Giuli.

Non manca, però, chi lo accusa di conoscenza sommaria del pensiero filosofico e che la chiarezza del suo pensiero è a discapito della profondità. Emanuele Severino, con tono aggressivo, addebita alle scienze e alle tecniche moderne – e in particolare proprio a Rovelli – l’arroganza, la volontà di potenza, la follia distruttrice dei principi del pensiero filosofico occidentale e di negare quelle verità ritenute infallibili e definite dalla nostra tradizione filosofica.

La categorizzazione dell’unità oppositiva bipolare e multipolare dell’intero divenire cosmico di cui parla Rovelli non potrebbe sostituire la concezione metafisica della sostanza e delle qualità e il pensiero logico-formale non potrebbe coesistere o integrarsi col pensiero logico inclusivo o di reciprocità (v. capitoli ottavo, nono e decimo)? Non invano si chiedeva Nietzsche: «Può un qualcosa nascere dal suo contrario?»; può l’irrazionale nascere dal razionale, l’altruismo dall’egoismo, la verità dall’errore?

C’è, per fortuna, chi ci fornisce una risposta positiva e Rovelli stupisce quando con stile umbratile, saltellante, stimolante si chiede e ci interpella con dei sottotitoli suggestivi: «Cosa succede quando non succede niente?», «Cosa c’è dove non c’è niente?»

Sia nella recente pubblicazione, “L’ordine del tempo“(2017), che in altri articoli, sembra sempre più crescente l’interesse dell’Autore per le filosofie indo-buddhiste, oltre che per Nietzsche, Rovelli simpatizza anche per Nagarjuna, filosofo dialettico indiano del II sec. d.C. cui dedica un articolo: a lui si attribuisce l’assunto per il quale si possa dire contemporaneamente che «ogni cosa è» e «ogni cosa non è».

Con mia grande sorpresa, man mano andavo avanti nella ricerca, mi convinsi di più che Rovelli fosse “il filosofo viandante” preannunciato da Nietzsche, colui che avrebbe impresso al “divenire” il carattere dell’essere. “Il viandante e la sua ombra” non sono due realtà distinte e contraddittorie, una vera e l’altra vanità, bensì due aspetti strettamente collegati della stessa realtà: «È come sentissi parlare me stesso, con voce più debole della mia» scriveva Nietzsche. «L’ombra è tanto necessaria quanto la luce. Esse non sono avversarie, anzi si tengono amichevolmente per mano, e quando la luce scompare, l’ombra le scivola dietro».

Il doppio Nietzsche incrocia il doppio Rovelli e Rovelli gli scivola dietro come l’ombra, tenendosi amichevolmente per mano, per smantellare con le stesse mani la concezione dell’essere e annunciare la morte di Dio.
La nuova e ampia concezione peculiare dell’intero divenire cosmico, che permette lo smantellamento e la totale cancellazione dell’essere, abbiamo potuto evidenziarla (v. capitolo quinto) tramite un’apposita analisi strutturale di alcuni testi significativi, tratti da “L’ordine del tempo” (2017).

«Oggi l’evoluzione scientifica e insieme visionaria della fisica neo quantistica – scrive Eugenio Scalfari, studioso della modernità e maestro di giornalismo – sembra convergere con il relativismo nicciano delle interpretazioni e con il superamento del noumeno kantiano. Non esiste la cosa in sé, esiste una cosa plurima […]. In questo universo di stelle danzanti Eraclito detronizza Parmenide, l’essere fluisce nel divenire».

Non esiste l’essere, l’ente, la cosa in sé; in un universo fluente di energia, di granuli di energia, di oscillazioni e di vibrazioni, di eventi, di processi e di interazioni, la realtà è costituita – spiega Rovelli – da una rete di relazioni. La realtà è relazione. “La cosa plurima” di Scalfari, l’universo cosmico, vengono descritti dal fisico Rovelli come «immensa schiuma danzante di piccolissimi quanti». Noi siamo spaziotempo. Il tempo è più in noi che fuori di noi. (v. capitoli terzo e quarto).

Ritengo utile precisare che la scelta della ricerca sul naturalismo antropologico e cosmologico di Rovelli trova la ragione nella mia formazione soprattutto antropologica; lo studio dei miti e dei riti da me condotto, infatti, secondo l’analisi morfologica di Vladimir J. Propp e dello strutturalismo di Claude Lévi-Strauss, mi ha spinto a passare dall’analisi della “cosmologia mitico-rituale” – intesa quale complesso di idee sulla natura, il tempo e la natura umana – alla “cosmologia fisica”. E, alla fine, esse non mi sono apparse lontane nelle idee fondamentali: Siva è, infatti, nello stesso tempo, Mythos Logos cosmico.
E così dalla lettura iniziale dei testi di Stephen Hawking11, Mario Novello e Brian Greene, sono passato, con maggiore interesse e passione, a quelli di Einstein e di Rovelli.

Invito il lettore, pertanto, a intraprendere il viaggio in un mondo incantevole, strano e straordinario, quale è il mondo di Rovelli.

Un invito rivolto a «tutti quanti fanno lunghi viaggi e che non vogliono vivere senza pericoli» perché «sogno è il mondo e fumo dinanzi agli occhi di chi è eternamente scontento»

Un’ultima precisazione: la mia riflessione filosofica riguarda le idee fondamentali della teoria della gravità quantistica e la ricchezza umana ed etica della figura di Carlo Rovelli e non il vasto campo scientifico e tecnologico delle teorie della meccanica quantistica e della relatività.

Rivolgo, quindi, i miei più calorosi e sentiti ringraziamenti al professore Carlo Rovelli, che ho sempre sentito vicino.

Sento il dovere, inoltre, di esprimere profonda gratitudine al dott. Antonino Cicero, giornalista, poeta e scrittore, che mi è stato a fianco, nella lettura finale di questo lavoro e nella redazione delle note, con esperta competenza letteraria e minuziosa attenzione.

Allo staff dell’Editrice Arianna Attinasi rinnovo la mia riconoscenza per la fiducia accordatami nel trattare argomenti di attualità scientifica e filosofica che stimolano a realizzare quella “rivoluzione fisica e concettuale” auspicata da Albert Einstein e racchiusa nella famosissima equazione E=mc2.

In una email inviatami il 15 ottobre 2015, il professor Rovelli scriveva: «Io trovo molto intensa e molto vera la poesia di Scammacca e trovo bello e onesto il modo in cui la scienza entra in questa poesia». Un giudizio davvero lusinghiero sul lavoro di ricerca da me compiuto circa il pensiero scientifico della meccanica quantistica, nel tentativo singolare del poeta e scrittore italo-americano, Nat Scammacca, di elaborarlo in poesia (cfr. Serina A., Nat Scammacca. Poeta e filosofo della scienza, Geraci Siculo, 2016).

La rivoluzione fisica va avanti di giorno in giorno: ogni giorno, si direbbe, è Natale; quella concettuale, poi, si infrange e si frantuma altrettanto quotidianamente contro gli scogli di una tradizione fanatica, conformista e incapace di uscire dal banale uso del buon senso comune.
Questo libro, come si è detto, è per quelli che amano avventurarsi in lunghi viaggi non privi di pericoli…

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