Cruciano Runfola. Encomio d’onore 6° Concorso internazionale di poesia e narrativa Città di Cefalù.

Assegnato a Cruciano Runfola l’encomio d’onore per la sezione Narrativa-Silloge-Racconti-Fiabe del 6° Concorso internazionale Città di Cefalù.

Il 10 luglio scorso si è svolta presso il giardino della Scuola Elementare Nicola Botta la premiazione del 6° Concorso Letterario Edizione 2020, organizzato dal Gruppo I Narratura di CefalùGruppo il cui presidente è Antonio Barracato. Il nostro autore Cruciano Runfola ha ricevuto l‘Encomio d’Onore – Sezione Narrativa, Sillogi, Racconti e Fiabe per il libro Oltre il finito.
Un riconoscimento molto importante e gradito dall’autore che premia la qualità della sua ispirazione e delle sue composizioni.
Di lui così ha scritto Franco Li Pomi nella prefazione al libro premiato:

<< Mi era evidente lo scavo introspettivo, il profondo bisogno di una auto-narrazione del sé e la intermittente dimensione lirica della poesia. Mi soffermavo a riflettere sul lessico e mi giungevano lontani echi di Foscolo (“Vita aeterna”), di Leopardi (“Contatto con l’in- finito”), di Pascoli (“IX Agosto”), di Ungaretti (“Menphis, Egitto, 1250 a.c.ca. Rive del Nilo”), di Dante (“Durante”), di Omero (“Ettore vs Achille”), di Virgilio (“Melibeo”) della Bibbia (“Giuda torna a casa”), ma anche cenni di personaggi cinematografici (“Birdman”), di cartoni animati (“La sfilata di Spiderman”), di mitologia greco-latina, di polemiche pae- sane, di impegno sociopolitico (“Le stanze del presidio”). Mi chiedevo il perché dell’utilizzo di piccoli frammenti di testi letterari famosi (che richiamavano alla memoria scie seman- tiche già cristallizzate nei ricordi di tutti) o l’uso di singole parole (con “scarto” semantico già rubricato nella poetica di grandi autori); mi chiedevo il perché dell’inserimento di lessico aulico che doveva fare i conti con il dialetto siciliano e con il linguaggio della quotidianità, sicuramente preminente in tutti i testi dell’autore. Riflessioni e domande a cui non riuscivo a dare risposte soddisfacenti, ma mi incuriosiva la contaminazione evocativa delle parole che chiamava in causa il lettore; mi incuriosiva il processo creativo dell’autore e il necessario coinvolgimento del lettore nel processo di decodificazione; mi incuriosiva il modo con cui l’autore costruiva il suo immaginario poetico: frantumato e spezzato ma vivificato da una “fioca luce”; disperato e dolente ma sorretto dalla “croce”; lacerato dal dubbio, ma alla ricerca dell’“essenza” dell’essere; deluso e disilluso ma resiliente nella ”speranza”; indeciso e avvitato nella non-scelta, ma in lotta con i suoi fantasmi; nostalgico e mitologico ma aggrappato alla dolente realtà dell’oggi; solipsistico e intimistico ma rovente di passione sociopolitica. Questo immaginario poetico nasce spesso dal “sogno”, da “visioni oniriche” che generano immancabilmente complessi anagrammi lessicali (grazie a frequenti assonanze e allitterazioni) e che rimandano a enigmatici nessi semantici, sperimentati dall’autore e offerti al lettore. In questo ambito onirico della sua poesia Runfola sperimenta la dimensione più autentica dell’esercizio concreto della immaginazione poetica: non il “sogno regressivo della notte”, ma il momento in cui la coscienza moltiplica le sue potenzialità e può affermare “Sogno, quindi sono”.>>

Un premio dunque meritato

 

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