Camera del Lavoro, il nuovo romanzo di Salvatore Ribaudo, prefazione di Michele Pagliaro

Camera del lavoro è il nuovo romanzo di Salvatore Ribaudo. Michele Pagliaro già segretario generale della CGIl Sicilia ne ha scritto la prefazione.

Salvatore Ribaudo, raffinato romanziere di Ciminna ha pubblicato con Edizioni Arianna il suo terzo romanzo, Camera del Lavoro, in continuità di contenuti con i due precedenti A tocco a Tocco d’alba e L’uomo dei fiori.

“Nel mio libro “Camera del Lavoro” scorrono immagini e voci di storie lontane e portate come dal vento. Credo però che tutto il tempo che fluisce è sempre in noi e si fa specchio della nostra esistenza. Tanti i modi di vivere, ma c’è pure la coscienza, guida immutevole con gli occhi della fanciullezza. Allora, a volerlo, la coscienza, che vive nel nostro intimo essere, ci può orientare verso comportamenti capaci di creare una vera armonia, dalla famiglia al mondo intero. Ed ecco che la mia creazione, con i suoi contenuti che vogliono andare al dialogo, all’amore, alla pace, alla fratellanza… non può non farci pensare all’autentico viaggio dell’uomo.” Salvatore Ribaudo.

Prefazione di Michele Pagliaro.

In un luogo immaginario della Sicilia, in un tempo facilmente immaginabile, l’autore narra della situazione dei braccianti, della loro lotta per ottenere condizioni migliori di lavoro e di vita, delle ordinarie e straordinarie difficoltà su questa strada. Non un saggio, ma un romanzo nel quale le figure dei protagonisti si stagliano con la loro umanità, la loro semplicità di vita, la loro volontà di alzare la testa. È una Sicilia complessivamente arretrata, quella dipinta, in cui il “padrone”, con qualche rara eccezione di padrone illuminato, è colui che detta le leggi e solo a proprio vantaggio. È in questo contesto che nasce l’esperienza della Camera del Lavoro, sotto la guida di un capo carismatico assai rispettato solo per la forza delle sue idee, la capacità di coagulare attorno a esse l’energia e la partecipazione dei lavoratori condotti a pensare che insieme ce la si può fare.

Nell’intreccio delle vicende umane dei vari personaggi e della loro vita quotidiana scorgiamo alcuni fili conduttori, che ci riconducono con un filo rosso ai giorni d’oggi e che per questo rendono preziosa l’opera di Salvatore Ribaudo. Un’opera che potremmo definire di “fantasia” per ricreare un contesto reale, contribuendo per una via inedita al percorso di memoria che la Cgil ritiene fondamentale per costruire il presente e il futuro della battaglia per i diritti e la giustizia sociale.

Ed ecco che la lotta di piazza, cioè la manifestazione di Palermo, diventa una festa, la festa di chi si accorge di avere un’identità collettiva.

Ecco che un luogo, la Camera del Lavoro diventa simbolo di aggregazione grazie all’iniziativa indomita del suo segretario.

Quante di queste figure ha conosciuto la Cgil, personaggi che hanno portato anche fino all’estremo il proprio sacrificio! La scomparsa del luogo, dopo la morte del segretario, porta alla scomparsa di quella comunità che si era creata attorno al luogo, ma anche questo è uno dei passaggi del fiume narrativo.

L’interrogativo che pone Ribaudo è cruciale: non c’è più solidarietà tra i lavoratori, c’è addirittura odio per chi ha più ottenuto? Un interrogativo che sembra in prima battuta restare senza risposta. Ma è ancora dai fatti, dall’azione, che viene la risposta.

“I lavoratori si sono persi, ora si sono ritrovati”, scrive Ribaudo.

Ed è questo il senso profondo del messaggio che ci resta, il viatico di chi è consapevole che solo la partecipazione democratica può cambiare le sorti di una comunità e degli individui che la compongono. Una parte- cipazione che sorge sulle fondamenta solide della memoria di chi c’è stato prima e che è gioia non odio. “Non siamo più soli, si guarda assieme”, scrive l’autore. “Uniti e tutti” per fare “una forza impetuosa”, per dire noi ci siamo ancora, dando anche una direzione di marcia che fa sì che “per istinto tutti i giovani guardarono i grandi e rimasero incantati”.

Con un racconto Salvatore Ribaudo ci ricorda come è stata la lotta per i diritti dei lavoratori, attraverso quali strettoie è passata e continua a passare, dandoci alla fine un messaggio ottimista di speranza.

Oggi viviamo un’epoca di populismi, finalizzati al consenso sociale sfruttando opportunismi ed egoismi. Ribaudo indica una strada diversa: si possono mettere assieme le forze, indirizzarle verso una giusta battaglia e ci possono essere anche una o più figure carismatiche che spingono a questo, creando una comunità. La differenza con i populismi di oggi è che il personaggio motore degli eventi non ha scopo personale ma si fa interprete delle esigenze collettive di giustizia sociale ed è per questo che è seguito, rispettato, rimpianto e che anche da morto riesce a fare da propulsore per la ricostituzione di un movimento dei lavoratori. Il tutto con la forza delle idee e della propria instancabile abnegazione rispetto a una causa.

La nostra Cgil è stata questa nel tempo e vuole essere questa anche oggi, in tempi difficili nei quali certe volte pensiamo sia a rischio oltre alla coesione e alla solidarietà sociale anche la stessa democrazia. Forti dei nostri convincimenti, andiamo però avanti e ci pregiamo di rappresentare un punto di riferimento, al pari di quella Camera del Lavoro di cui parla Ribaudo che diventa da luogo immaginario luogo reale e forte emblema di chi siamo e di chi vogliamo continuare a essere.

Michele Pagliaro
Segretario regionale C.G.I.L. Sicilia

 

 

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